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Quando una donna vuole...pt1


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
16.03.2026    |    1.651    |    3 9.4
"La gettò sul letto, spalancandole le gambe con un vigore che segnava il confine tra l'amicizia e la perdizione..."

Tutto era iniziato vent’anni prima, in un’aula di aggiornamento professionale dove l’ambizione bruciava quanto la giovinezza. Patrizia e Daniele, Antonio e Liliana: due coppie, un solo nucleo. Erano diventati la "famiglia scelta", quella delle ville in Grecia baciate dal sole e delle cene del sabato sera dove il vino bianco ghiacciato sembrava non finire mai. Ma dietro la facciata di quella perfezione borghese, tra Patrizia e Antonio era fiorita un’intesa tossica. Lavorando insieme, fianco a fianco in ufficio, avevano costruito un linguaggio fatto di sguardi e silenzi che i rispettivi partner non avrebbero mai potuto decifrare.
Per Patrizia, la casa era diventata una prigione di noia. Daniele, l’uomo "buono", era ormai ai suoi occhi un peso morto: prevedibile, pigro, privo di quel mordente che lei bramava. Antonio, invece, era l’energia pura, il comando, il potere. Un’attrazione repressa per anni che attendeva solo un pretesto per esplodere.
Il viaggio di lavoro a Milano fu il punto di non ritorno. Lontani dagli occhi della "famiglia", le maschere iniziarono a creparsi. Durante la cena aziendale, inebriata dall’alcol e da una ferocia improvvisa, Patrizia decise di giocare d'azzardo. Non scelse Antonio, non subito. Puntò Marcello, un collega rozzo, volgare, l'antitesi cerebrale di suo marito. Lo fece per cattiveria, per noia, per sporcare l’altare di quell’amicizia ventennale sotto gli occhi del suo vero complice.
Antonio guardava, paralizzato, mentre Patrizia provocava Marcello con una spregiudicatezza mai vista. La vide trascinarlo in camera e, dal muro sottile della stanza adiacente, l’orrore si trasformò in un’eccitazione insostenibile. Le pareti rimandavano i suoni della degradazione: sentiva Patrizia umiliare il nome di Daniele tra un gemito e l'altro, offrendosi a Marcello con richieste spinte, volgari, carnali.
"Dai, prendimi... fammi tua, aprimi il culo!" urlava lei, sapendo perfettamente che Antonio, dall'altra parte, stava morendo e rinascendo a ogni colpo.
Quando Marcello uscì, sazio e inconsapevole, Patrizia apparve sulla soglia. Incrociò Antonio nel corridoio; non c’era vergogna nei suoi occhi, solo una sfida feroce. La sua sessualità era un’arma carica.
"Ti è piaciuto ascoltare, Antonio?" gli sibilò sul collo, afferrandolo per la cravatta e trascinandolo nel disordine della sua stanza. "Tu perdi tempo dietro ai sentimenti, mentre io mi do da fare. Daniele per me non esiste più. Io voglio un uomo che mi faccia godere davvero. Se non sei tu, sarà qualcun altro. Scegli."
Antonio, annichilito dal desiderio e dalla gelosia, perse ogni controllo. La afferrò per i capelli con una violenza che non sapeva di possedere, costringendola in ginocchio. Le infilò il membro in gola con foga, quasi a soffocarne la sfrontatezza, ma lei rispondeva con uno sguardo torvo, di pura sfida, incitandolo a essere ancora più padrone, ancora più brutale.
La gettò sul letto, spalancandole le gambe con un vigore che segnava il confine tra l'amicizia e la perdizione. Iniziò a possederla con la lingua, un assalto selvaggio che portò Patrizia a inarcarsi, mentre la sua carne vibrava in preda a orgasmi multipli. In un delirio di piacere estremo, Antonio si spinse oltre, penetrandola con la mano, sentendo ogni fibra di lei accoglierlo in un fremito infinito.
Infine, la voltò. La voleva sottomessa, marchiata. La penetrazione anale fu l'atto finale del loro patto sporco. Antonio esplose dentro di lei, seppellendo vent'anni di lealtà verso Daniele sotto il peso di un piacere proibito. In quel momento, il "fratello" era morto. Esisteva solo quel segreto, viscoso e definitivo, che li avrebbe legati per sempre.
Il mattino dopo, sul treno verso casa, il silenzio era rotto solo dal rumore dei binari. Si guardavano, sapendo che nulla sarebbe più stato lo stesso. Sarebbero tornati dai loro coniugi, avrebbero sorriso durante le pizze del sabato sera, ma nel buio delle loro menti, il ricordo di quella notte a Milano sarebbe stato l'unico fuoco capace di scaldarli. Il tradimento era completo: non avevano solo rotto un matrimonio, avevano assassinato l'innocenza.

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